No. 8

The Virus Week

Hey, buon lunedì,

probabilmente grazie al virus avrai sperimentato lo smart working o forse avrai scoperto che aziende che non lo avrebbero mai permesso in realtà sono più “avanti” di quelle che pensassi e ti è toccato riprogrammare i tuoi incontri trasformandoli in call.

E mentre giocavamo a tetris con Google Calendar sono successe 3 cose che mi hanno fatto riflettere.

Abbiamo riscoperto il valore di comunicare

Non appena ci hanno tolto le riunioni ci siamo sentiti smarriti. Come se improvvisamente il fatto di non doverci sedere più nella stessa stanza avesse minato la nostra produttività.

Lo sappiamo che molto spesso i meeting non portano a niente, soprattutto quelli che iniziano con “allora da dove cominciamo”.

Le azioni di Zoom, il software di videoconferenza in cloud, hanno raddoppiato il loro valore da quando è scoppiato la pandemia.

Nella frenesia collettiva i trader digitavano così velocemente che hanno addirittura, per buona parte della giornata, comprato le azioni sbagliate di un’omonima Zoom Technologies di Beijing che produce componenti per smartphones. +70.000% (nei link in basso due articoli di Bloomberg). Può succedere 🙂

Ma torniamo al motivo per cui ogni lunedì facciamo colazione insieme, quella di accorciare le distanze tra Design, Business e Tecnologia dove la comunicazione è uno degli aspetti cruciali.

In ogni gruppo di lavoro si identificano presto i talkers e i makers. Chi parla e chi fà. Chi parla spesso non fà, ma chi fà spesso non parla. E succede che si costruiscono delle bolle spesse che si respingono.

Come si risolve? 

Proviamo questa cosa: sostituiamo le etichette talkers e makers con learners e vediamo cosa succede.

Se fai qualcosa ma non la racconti, non l’hai fatta.

È necessario che di tanto in tanto smetti di fare e inizi a parlare. Permetti agli altri di capitalizzare il tuo tempo. Di accelerare l’acquisizione di conoscenza. Se hai avuto successo, ottimo, spiega per filo e per segno come hai fatto. Se hai fallito, meglio ancora, il tuo tempo vale di più, stai permettendo a tutti di non fare gli stessi errori, stai accelerando l’emergere di soluzioni più efficienti.

Se sei un Designer parla del tuo processo creativo, condividilo, racconta cosa ti ha portato fin lì. Se hai fatto degli user test, mostrali ai tecnici. Capire insieme come ciò che fate si amalgama nella vita di tutti i giorni degli utenti.

Se sei un Developer racconta il perché il prodotto, sotto la scorza dell’interfaccia, sta prendendo una certa forma. Cosa è possibile, e cosa non è possibile fare. Quali sono i limiti e le opportunità.

Se sei nel Business, racconta cosa ti dicono i clienti, quale fotografia puoi realizzare con i dati che possiedi. Come il mercato reagisce alle decisioni che si prendono quotidianamente in azienda.

Costruite un Diario di Bordo. Un luogo dove ognuno lascia il proprio contributo.

Parlare ha la stessa importanza di fare.

Correggo la frase di qualche paragrafo fà.

Se fai qualcosa ma (io) non la racconti imparo, non l’hai fatta.

Abbiamo riscoperto il valore di collaborare

Collaborare è fondamentale. Quando lo facciamo bene otteniamo un risultato più grande di quello che potremmo fare da soli.

I momenti di incontro in questo periodo non sono diminuiti, anzi sono aumentati.

Abbiamo capito che la tecnologia permette di smaterializzarsi e comparire a breve distanza in meeting lontani migliaia di chilometri tra loro. Quindi l’abbiamo fatto più spesso.

La differenza tra queste call e quelle prima dell’epidemia è che queste, sono state più produttive.

L’ho notato solo io? Qual è stata la differenza?

Se c’è una cosa che il virus non è riuscita a fare è quella di aver spostato le deadlines.

Abbiamo risolto problemi specifici. Ben definiti. Per la prima volta comuni, da un capo all’altro della conference call.

E allora come fare a estendere questa sensazione di produttività il più a lungo possibile?

Ho preparato questa checklist per capire se partecipare a un meeting o meno. Partecipo a quelli che hanno un maggior numero di SI.

Quale dei meeting in programma…

▢ permette di migliorare la qualità del lavoro?

▢ ha un facilitatore?

▢ ha chi documenterà e distribuirà progressi e decisioni, oltre me?

▢ non richiede strumenti particolari che non conosco o non posso utilizzare?

▢ non posso mancare?

Usala anche tu se vuoi.

Abbiamo riscoperto il valore di adattarsi

Agile, lean, scrum… incontriamo costantemente queste parole in ogni gruppo di lavoro, a prescindere dal fatto che chi  le pronunci ne abbracci davvero la filosofia e ne adotti le modalità operative, è il segnale che è necessario un nuovo modo di lavorare che tra tutte le metodologie ha una sola cosa in comune: portare sul mercato qualcosa di incompleto.

Ma per far funzionare questo paradigma è necessario però ridefinire il concetto di “fatto bene”, che ha a che fare con la “velocità” con la quale gente come noi rende i prodotti e i servizi costantemente migliori, incontrando sistematicamente la domanda.

Quando arriverai in ufficio non te ne accorgerai ma Google sarà migliore rispetto a quando sei partito da casa. Lo sarà anche Spotify. Saranno migliori anche Facebook e Instagram. Anche Siri sarà più brava però non le chiederai niente perché davanti ai colleghi ancora ti vergogni.

Aprirai il browser e la “next version” sarà lì silenziosamente già parte della tua vita.

Questo succede quando Designer, Business e Tecnologia sostituiscono nell’equazione la C di Customer con Computational. L’esperienza si adatta in tempo reale perché i computer nel cloud, senza un minimo segno di stanchezza o di errore, masticano le briciole che seminiamo vivendo una vita per metà reale e per metà virtuale.

L’esperienza utente deve evolversi costantemente per sopravvivere all’antibiotico della competizione.

Come il virus.

Buon lavoro!
Fatti sentire!

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