Per un mese questa newsletter è rimasta in silenzio, non per pigrizia ma per scelta. In queste righe ti racconto cosa è successo, perché è stato importante fermarsi, le persone che ho incontrato in quasi 10.000 chilometri tra Torino, Cesena, Bologna, Roma e Napoli, e i due strumenti che stanno cambiando forma a MAKE PROGRESS® proprio mentre leggi. Ci sono anche degli inviti che non voglio tu perda.
Come una molla
Per circa un mese questa newsletter è rimasta ferma. Non perché non ci fosse nulla da dire ma per il motivo opposto: stava succedendo troppo, troppo in fretta, troppo vicino al cuore del lavoro. A un certo punto ho dovuto scegliere se raccontare ogni cosa mentre accadeva, oppure fermarmi, assorbire, capire cosa stava davvero emergendo e tornare con una forma più utile.
Una molla non va lontano perché la tiri all’infinito. Va lontano perché, per un istante, si lascia comprimere. A un certo punto smetti di spingere in avanti, raccogli energia dentro i sistemi, e solo dopo riparti più forte.
Questo mese è stato così: meno output visibile, più energia accumulata. Non mi dispiace che sia passato tempo. Anzi, sono felice che sia successo. Perché quando il lavoro diventa abbastanza profondo da chiederti esso stesso di restare in silenzio, di solito significa che stai entrando in una nuova fase.
Puoi permetterti di evolvere?
Una delle cose più pericolose che vedo negli imprenditori è la confusione tra accelerazione e strategia. Muoversi tanto dà una sensazione piacevole. Riempire il calendario sembra lavoro. Lanciare, rispondere, produrre, pubblicare, partecipare: tutto questo genera rumore di fondo e spesso viene scambiato per progresso. Ma andare veloce non significa andare nella direzione giusta. A volte significa solo consumare più energia per raggiungere prima un posto che non avremmo dovuto scegliere. Fermarsi serve anche a questo: guardare la traiettoria, non solo la velocità. Maggio mi ha ricordato che la strategia non vive nei momenti in cui spingi più forte. Vive nei momenti in cui hai abbastanza lucidità per chiederti se stai ancora spingendo la cosa giusta.
Io mi sento privilegiato quando riesco a prendermi questi spazi, ma non lo vivo come una fortuna che mi è capitata, al contrario è il risultato di sistemi costruiti molto prima, gli stessi che vedo costruire a chi usa MAKE PROGRESS.
Mettere il business in pilota automatico per un momento, tenere tutto attivo, e usare quello spazio per disegnare la propria versione successiva. Questa, per me, è una delle forme più concrete di strategia.
La banca, le API e il senso dei numeri

Una notizia che non ti avevo ancora dato: STRTGY è diventata ambassador di Qonto e sarò membro attivo della sua community.
Quando ho fondato STRTGY l’ho scelta per una ragione precisa: posso gestire tutto via API.
E le API, oggi, non sono un dettaglio tecnico ma un discrimine per avere una banca che lavora con te, non contro di te. Sono il linguaggio naturale degli agenti.
Si tratta di poter gestire la parte finanziaria con la stessa logica con cui oggi gestisco il resto dell’azienda: dati accessibili, processi più chiari, strumenti collegabili tra loro, informazioni disponibili quando servono.
Ma la ragione per cui mi fa piacere essere ambassador è un’altra: poter condividere con te il processo.
Se vuoi costruire un’azienda più autonoma, non puoi avere informazioni importanti bloccate in strumenti che non hai voglia di aprire perché senti di tornare al 2000.
Young Compus, quanto è duro crescere oggi

A Cesena ho incontrato ragazze e ragazzi delle superiori e dell’università, durante un evento co-progettato con DISI e Università di Bologna.
Il tema era il viaggio: digitale, interiore, spaziale, professionale. Io me ne sono andato con una cosa in testa: oggi essere studenti è più difficile di quanto immaginiamo. Per la prima volta una generazione cresce con un esocervello sempre acceso, un secondo cervello fuori dal corpo, accessibile a tutti. Lo usano loro, lo usa chi compete con loro, lo useranno le aziende, le istituzioni, i mercati. Cambia che cosa significa essere bravi. Non basta più avere immaginazione o capacità. Bisogna imparare a far crescere questo secondo cervello, ad addestrarlo, a interrogarlo, a non esserne sopraffatti ma a gestirlo a proprio vantaggio. Questa è una frontiera educativa enorme. E non possiamo lasciarla solo agli algoritmi di intrattenimento.
Ai giovani dovremmo insegnare tre famiglie di linguaggi con la stessa serietà con cui insegniamo matematica o grammatica.
- Il linguaggio delle emozioni e della psicologia umana, perché senza quello non sai leggere te stesso né gli altri.
- Il linguaggio delle persone, quindi l’italiano, l’inglese, le lingue che aprono mondi, opportunità e precisione di pensiero.
- Il linguaggio delle macchine per capire come pensano i sistemi artificiali, come interrogarli, come delegare lavoro senza perdere giudizio, e come costruire con loro senza esserne travolti.
Se non guidiamo questo passaggio, molti giovani impareranno soprattutto il linguaggio dell’intrattenimento continuo: scroll, confronto, desideri inutili, vite sintetiche, contenuti generati che sembrano reali e spesso reali non sono. Quello della dopamina a basso costo. Vederlo da vicino mi ha fatto male, ma mi ha chiarito una priorità etica: usare l’AI per migliorare il futuro di chi cresce, non per replicare gli errori di chi è venuto prima.
Young Forum Destinazione Domani
AI Day Torino, un nuovo paradigma per la leadership aziendale

All’AI Day di Torino ho incontrato professionisti che stanno portando l’AI nelle organizzazioni da punti di ingresso molto diversi: automazione, legal, creatività, design, etica, processi. Quello che ho visto è che non siamo più nella fase “proviamo un tool”. Siamo già nella fase successiva: ridisegnare il modo in cui il lavoro viene coordinato.
L’AI usata bene richiede un cambio di architettura organizzativa. Se una parte del lavoro operativo, analitico e documentale viene delegata a sistemi intelligenti, allora cambia il ruolo delle persone, cambia il ruolo della leadership, cambia il modo in cui la strategia viene formulata, misurata, eseguita, adattata.
Ho coniato il termine Leadership Aumentata perché credo sia il futuro di quello che stiamo già vivendo, e chi non lo intercetta in tempo rischia di restarne fuori.
STRTGY è sponsor degli eventi Digital Days per tutto l’anno, e a ottobre ci sarà il PMI Day. Le date non sono ancora disponibili, ma se rimani iscritto alla newsletter sarai il primo a ricevere un accesso esclusivo.
TEDx Bassano e la fine della cultura della performance

Sabato 6 giugno salgo sul palco di TEDx Bassano del Grappa, tema ctrl+alt+Me, al Teatro al Castello Tito Gobbi. Se sei in zona la prossima settimana, sei invitato.
Parlerò di una delle fondamenta di MAKE PROGRESS, e del fatto che è stato costruito per superare la cultura della performance.
Ci hanno insegnato che la felicità è un luogo da raggiungere, nascosto dietro un target, una soglia, un obiettivo. Non è così.
Nel talk mostro che la felicità non deve restare un evento raro e casuale, e che oggi abbiamo più strumenti che mai per comprenderla a un livello più profondo e ingegnerizzare quel senso di progresso che ci spinge avanti.
La cultura della performance mostra i suoi limiti proprio ora che le macchine ci stanno superando. Ciò che ci resta è usarle nel modo giusto, per delegare la noia e la fatica, e concentrarci su ciò che ci rende davvero umani: quella sensazione energizzante di progresso che muove il mondo.
Prendi i biglietti con lo sconto
È un problema di strategia
In un mondo in cui produrre una presentazione richiede dieci minuti, la reportistica rischia di esplodere. Avremo più slide, più sintesi, più documenti, più recap, più dashboard. Ma non necessariamente più chiarezza.
Questa è una delle intuizioni che mi sta guidando nel lavoro su Progress OS. Il problema delle organizzazioni non è più generare altri artefatti ma avere la strategia ed eseguirla abbastanza a lungo da vedere se funziona.
Una strategia non muore quasi mai perché è scritta male. Muore perché viene separata dall’esecuzione, perché non viene aggiornata con ciò che emerge, perché le decisioni si disperdono in mille canali e dopo qualche settimana nessuno sa più qual era l’ipotesi originale. Progress OS nasce per lavorare su questo punto esatto: coordinare, cristallizzare, aggiornare, rimettere in circolo.
Il webinar, e l’apertura della settima coorte
Per me è un appuntamento importante, perché segna un punto di svolta per MAKE PROGRESS. Il metodo è arrivato a un livello di maturità tale da richiedere un aggiornamento profondo, per restare efficace in un mondo dove le aziende non sono fatte solo di persone, ma di un’interazione sempre più integrata tra persone e macchine.
Nello stesso webinar aprirò le iscrizioni alla settima coorte per diventare coach qualificato MAKE PROGRESS®, il programma più avanzato per usare il metodo in autonomia, dentro la propria organizzazione e con i propri clienti.
Dopo sei edizioni l’ho riprogettato da zero, ora è strutturato in due fasi.
Se quello che vedrai corrisponde al futuro che stai già iniziando a vivere, non vorrai metterci le mani dopo i tuoi competitor, e nemmeno dopo i migliori talenti.
Prenota il tuo posto al webinar.
Qualche anticipazione…
MAKE PROGRESS dentro gli strumenti che usi già

La ragione più profonda del mio silenzio è questa: MAKE PROGRESS® sta entrando in una nuova fase. Dopo anni di lavoro, casi, cohort, strumenti, conversazioni con founder e team, il metodo sta diventando più accessibile, più integrato, più operativo.
Non voglio che resti un insieme di concetti da ricordare. Voglio che diventi un sistema con cui lavorare.
Se oggi chiedi a ChatGPT o a Claude come funziona MAKE PROGRESS®, rischi una risposta banale e probabilmente sbagliata. Da adesso chi partecipa a un programma riceve l’accesso via MCP al metodo e ai casi di studio reali.
In pratica smetti di rispiegare tutto ogni volta a un modello generalista, e lavori dentro un coach specializzato che conosce la metodologia e il contesto della tua azienda. Gli chiedi come si calcola una metrica del metodo, poi gli chiedi di calcolarla sui tuoi numeri.
C’è chi continuerà ad accontentarsi di prompt generici come “aiutami a scrivere la mia strategia”, e chi invece potrà lavorare su MAKE PROGRESS dentro gli strumenti che usa già, e che dovrà usare nel futuro.
Progress OS, il sistema operativo della C-suite
E poi c’è la novità più grande. Tutto il toolkit sta confluendo in una nuova applicazione, ProgressOS.
In un’epoca in cui produrre una slide costa dieci minuti, la reportistica è esplosa, spesso inutile, report perfetti in superficie che né chi li scrive né chi li riceve legge davvero.
ProgressOS nasce con un target chiaro, la C-suite, una categoria di prodotti dove lo standard di usabilità è tra i peggiori del software aziendale.
ProgressOS È un sistema di coordinamento che fa emergere la strategia, anche quella emergente, la cristallizza in documenti sempre aggiornati, e tiene l’organizzazione allineata sulle priorità strategiche.
Le sue linee guida sono pubbliche dal capitolo 6 del mio libro, scritto prima che l’AI cambiasse tutto, e descrivono con precisione sorprendente come funzionerà un’azienda nei prossimi anni.
Gli strumenti sono già in beta per i practitioner di MAKE PROGRESS. Una prima demo arriva il giorno del webinar.
Gli accessi esterni sono limitati e li valuto caso per caso.
Prima di salutarti
Ho ancora molte cose da dirti, e mi rendo conto che la newsletter forse non è lo strumento giusto per la qualità di interazione che voglio avere con te. Per questo da questa settimana riprendiamo a scriverci e a lavorare insieme.
Intanto ti ringrazio di essere ancora qui, tra queste righe. Ti lascio con la domanda che mi sono fatto in questo mese di silenzio: il tuo business ha davvero una strategia?
Se vuoi una risposta, con i numeri, clicca qui, in 24 ore ti rispondo personalmente.
ALWAYS MAKE PROGRESS ●↑
PS: possiamo rimanere connessi anche su LinkedIn, è lì che racconto il futuro di STRTGY che sta per arrivare.
