No. 5

Le uniche 2 domande che devi fare

Hey, buon lunedì,
Qual è la cosa più interessante che farai questa settimana?
Davvero, sono curioso, ci tengo a conoscerti meglio. A capire chi c’è dall’altro lato.

Avrei potuto chiedere “come stai?” ma quella non è una domanda, è un intercalare. Lo chiediamo  in automatico tanto ci va bene qualunque risposta. Perchè non ci interessa. Tanto diamo una risposta qualunque quando lo chiedono a noi. Allora quella, non è una domanda.

Noi designer, invece, amiamo fare domande. È nella nostra natura. Non perché ci piaccia particolarmente ficcare il naso nelle faccende degli altri. Ma perché ne va della qualità del nostro lavoro. Migliori domande. Migliori risposte. Miglior risultato. Tutto qua.

Managing by Expectation (una brutta cosa)

Ai nostri clienti, ai nostri manager, le domande non piacciono.

Per loro, le domande incrementano quella fastidiosa distanza tra il comando e l’azione.  “Ma invece di chiedere queste cose, perché non ti metti al lavoro?”.

Per loro, le domande sono pericolose, mettono in discussione la gerarchia. “Ma certo che ci avevo pensato anch’io, per questo ti dico che devi fare così…”

Il brief è chiaro. Loro, la soluzione se le aspettano nel progetto. Quante volte hai ascoltato feedback come “mi sembrava scontato che avrebbe dovuto esserci questa cosa, come mai non la vedo?”, oppure, “è ovvio che avrebbe dovuto funzionare così, no?”.

Non è possibile fare Management by Expectation.
Se gestisci i progetti aspettandoti che le cose verranno fatte in un certo modo, rimarrai certamente deluso dal risultato. Te lo assicuro.

Le domande più importanti

Esistono due domande che faccio sempre e che hanno un super potere, spesso difficile da controllare se non sei preparato a gestire la risposta, quindi usale a tuo rischio e pericolo…

Make or break. Letteralmente. Il brief potrebbe cambiare. Il progetto potrebbe cambiare. Tu potresti essere in discussione.

Ma se sei bravo queste due domande daranno anche a te i superpoteri. Ribalteranno il tavolo. Ti metteranno al controllo delle operazioni.

La prima domanda è strategica. La seconda è tattica.

La prima è visione. La seconda è azione.

Ok, la smetto, ci avevo preso gusto…

Domanda n. 1. A cosa assomiglia il successo?

Nello scenario più ottimistico, cosa ti aspetti che succeda se tutto va per il verso giusto?

Definire il successo dell’iniziativa è importantissimo per far si che tutti spingano nella stessa direzione senza lasciare nulla al caso evitando possibili deviazioni da ciò che il management ritiene davvero importante.

È fondamentale comprendere gli impatti che un progetto di successo genera in tutte le aree dell’organizzazione che verranno coinvolte, direttamente e indirettamente.

Perché questa domanda è così potente?

Per prima cosa permette a tutti di avere chiaro l’obiettivo finale, la direzione alla quale tendere e la motivazione per raggiungerla.

In secondo luogo permette di esplorare soluzioni diverse dalla richiesta iniziale permettendo a tutti di dare il proprio contributo generando possibilità progettuali completamente nuove.

In ultima battuta ti permette di fare una domanda implicita: cosa potrebbe ostacolare il nostro successo? Rappresentare il futuro ti da subito la possibilità di immaginare cosa potrebbe andare storto e, by-design, risolvere i problemi in  anticipo.

Se sei sopravvissuto a questa domanda sei pronto per la seconda.

Domanda n. 2. Come lo misuriamo?

Non la voglio menare troppo con questa storia di essere data-driven che a volte può essere anche pericolosa, ma non è possibile fare un progetto e non avere un set di metriche ti permettono a tutti di capire se si sta andando nella giusta direzione.

L’innovazione non è un percorso lineare e bisogna essere pronti a cambiare strada velocemente e spesso con repentini cambi di direzione. A volte è necessario anche abbandonare il progetto stesso.

Ma cosa devi misurare? Con la risposta alla Domanda n.1, hai la possibilità di andare a immaginare quali sono i numeri generati nelle nuove condizioni di successo. Non solo numeri “positivi” come l’aumento dei lead o del fatturato, ma anche numeri “negativi”, come ad esempio le richieste al customer care. Fai un veloce giro di tavolo e segna tutto ciò che è possibile misurare in questo momento e organizzati per ottenere i dati che sicuramente mancano.

Ecco un consiglio per scegliere le uniche metriche di cui hai bisogno: scegli solo quelle che, al cambiamento, modificano anche il tuo comportamento.

Il beneficio più grande di usare queste domande è quello di avere la possibilità finalmente di poter gestire i progetti in maniera oggettiva e non più soggettiva. Di smettere di negoziare il “mi piace” con il “funziona”. Di allineare finalmente Design, Business e Tecnologia.

È tutto. Spero questa nota ti sia stata utile.
Se hai tempo e voglia scrivimi cosa ne pensi. Mi piace leggere e rispondo sempre a tutti quando posso.

Buon lavoro!
Fatti sentire.

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